Le cellule della nonna.


Quando il cervello riceve le informazioni visive, almeno in una certa misura queste vengono separate e analizzate in aree diverse, deputate a specifiche funzioni.

Sarà fatta un’analisi delle forme, una dei colori, una del movimento, e anche una degli oggetti, fino ad arrivare ai volti. Esiste infatti un’area del lobo temporale, la Face Fusiform Area (FFA) presso il giro fusiforme, le cui cellule rispondono preferenzialmente ai volti.

Persone con lesioni in questa zona possono smettere di riconoscere i visi, pur conservando una visione normale. A loro le facce appariranno come ovali sfocati, o tutte uguali, senza distinguere i tratti che ci permettono di riconoscerci, forse un po’ come possono sembrare i visi orientali a un osservatore occidentale distratto. La sindrome appena citata si chiama prosapoagnosia ed quella cui fa riferimento il celebre libro di Oliver Sacs, l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello.
Alcune cellule di quest’area rispondono a caratteristiche dei volti, come occhi e naso, altre ai diversi orientamenti, e altre ancora probabilmente ricevono informazioni dalla precedenti per rilevare volti interi, indipendentemente dalla loro posizione nello spazio.
È stato ipotizzato che i volti dei singoli individui siano codificati dalle risposte di singole cellule specifiche, in modo tale che una cellula risponda al viso di un collega, una di un altro, una a quello della moglie, e un’altra a quello della nonna.
Quest’ipotesi, per quanto semplice e suggestiva sembra poco fondata per una serie di motivi, a partire dal fatto che le cellule sono relativamente poche potere rappresentare ciascuna un volto incontrato e tutti i volti possibili, e che osservando le risposte elettriche in laboratorio non è stata trovata prova di questa specificità, ovvero non sono state trovate cellule che rispondono ad un singolo volto. Un‘ipotesi più accettata è che ogni volto sia rappresentato dalla risposta di più cellule, e che sia la combinazione delle risposte a informarci di quale volto si tratti. Questo è più coerente coi dati di laboratorio e permette di rappresentare con meno cellule un numero maggiore di volti. Se ad esempio avessi due cellule, A e B, potrei rappresentare il volto di una persona con la risposta della cellula A, il volto di un’altra con la risposta della cellula B e il volto di un’altra ancora con le risposte congiunte di A e B. Sarebbe un altro caso in cui la natura, con la pura forza bruta del tentare più o meno a caso, avrebbe scelto la soluzione ottimale!.

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